Riapre a Firenze il Museo Gino Bartali nel decennale della sua scomparsa
Il cinque maggio saranno cinque anni che il grande Ginettaccio ci ha lasciati. E finalmente, lasciate da parte le polemiche, riapre a Firenze il Museo a lui dedicato. Una buona notizia che avvia ufficialmente le celebrazioni del grande fiorentino.
Un po’ brontolone. Polemico a volte. Ma bonaccione. E con tanto animo. E fiorentino. Questo, nell’immaginario collettivo, il grande Ginettaccio. Campione di vita e di sport, le cui imprese si legano in maniera inscindibile agli eventi del nostro paese. Capace di mettere a rischio la propria vita per aiutare la resistenza così come di unire un popolo intero per un suo trionfo sportivo, scongiurando così una guerra civile.
Il cinque maggio saranno dieci anni esatti che Ginettaccio se ne è andato. E non possiamo poi dire che ci manca: in fondo è sempre tra di noi. Ovunque Ginettaccio è sinonimo di Firenze. E la sua Firenze non perde mai occasione per tributargli il giusto riconoscimento. Ma anche perbatti beccarsi.
E così è storia nota la querelle creatasi attorno al Museo Gino Bartali di Ponte a Ema.
Non vogliamo entrare nel merito della questione, stabilire arbitrariamente chi fosse in ragione e chi in torno. Non conosciamo la realtà dei fatti e non vogliamo neppure enrarne nel merito. Riteniamo semplicemente la questione una macchia nella memoria di un grande campione.
Oggi, appresa la notizia che – grazie alla mediazione del vice sindaco di Firenze Dario Nardella e del presidente del Consiglio comunale Eugenio Giani – il Museo ha riaperto finalmente al pubblico, siamo certi che da lassù Ginettaccio ci ha messo del suo. Sicuramente tra sé e sé, guardando le vicende fiorentine, avrà pensato: che bischeracci. E ci avrà messo sicuramente del suo per mettere tutti d’accordo. In fondo questo sarà il suo anno. Un anno di festa. E oggi, come allora, tutti uniti attorno a Ginettaccio.
Basta con le polemiche. Evviva Gino Bartali!