ALLA SCOPERTA DELLE NUVOLE: UN RICORDO DI HUGO PRATT

Corto Maltese visto da Enrico MartelloniC’è un tempo per tutto nella vita, anche per sognare. Lasciarsi trasportare dalle emozioni fino a non distinguere più quella sottile linea di delimitazione tra fantasia e realtà. Ci lasciamo cullare, facciamo viaggi infiniti, alle volte fuggiamo e poi d’improvviso ci ritroviamo a guardare il presente e ci sembra di essere caduti dalle nuvole. Un poco come Corto Maltese (“Cado spesso un poco dalle nuvole”) in Favola a Venezia, uno dei più celebri e arcani lavori diHugo Pratt, forse il più grande Maestro del disegno italiano, la cui vita è stata caratterizzata da lunghe permanenze in Sudamerica.
Pratt scompariva il venti agosto di quindici anni fa ma la sua opera, il suo personaggio più famoso, è la testimonianza diretta che la vita può essere lunga quanto un sogno, ricca di conoscenze, incontri. Corto Maltese è la sintesi di tutto ciò: un antieroe solitario, mai domo di nuove scoperte, conoscitore di culture iniziatiche, religiose, di terre remote, amico dei più importanti avventurieri, scrittori e paraculi dei primi del novecento in poi.
Corto, ovvero Hugo, è un sognatore. Si lascia spesso trasportare dalla fantasia e la vita, con le sue avventure, i suoi luoghi misteriosi ed affascinanti, scorre al suo fianco attraendolo ma senza catturarlo. Ad ogni scoperta corrisponde un nuovo viaggio. Un cammino lungo, un accrescimento della propria conoscenza, un continuo miglioramento. Questo è lo spirito guida che accompagna il capitan Corto, lo stesso spirito di perfezionamento che ha caratterizzato la vita del suo autore. E non poteva essere diversamente dato che Pratt è stato uno dei più illustri massoni dell’ultimo secolo. Egli è stato iniziato nella Loggia veneziana Hermes dellaGran Loggia d’Italia e non ne ha mai fatto mistero: è proprio durante i lavori della Hermes che Corto, cadendo da un lucernaio realmente esistente nel tempio, irrompe bruscamente in “Favola a Venezia”. Non deve stupire, poiché nel novecento molti artisti noti hanno scelto di appartenere alla massoneria, come ad esempio Totò, Gino Cervi, Oliver Hardy o John Wayne.

Claudio Tirinnanzi

Fonte: http://www.pensalibero.it/Dettaglio.asp?IDNotizia=5454

L’immagine di Corto Maltese è disegnata da Enrico Martelloni

Consegnato il Premio Siena Artemio Franchi 2010

Nel Complesso Museale di Santa Maria della Scala di Siena si è celebrata martedì 4 maggio 2010 la diciannovesima edizione del premio “Siena Artemio Franchi”, assegnato ogni due anni dalla Fondazione Artemio Franchi e dalla Sezione AIA di Siena.

Il Premio,  nato trentacinque anni fa ad opera di Loris Guiggiani e dal 1983 dedicato ad Artemio Franchi, promosso dalla Fondazione e dalla Sezione di Siena in collaborazione con lo Studio Ghiretti e col contributo del Monte dei Paschi di Siena e dalla Cristalleria Mario Cioni, è uno tra i più ambiti riconoscimenti del mondo sportivo italiano ed anche questa edizione ha visto salire sul palco nomi di spicco. Il più atteso è stato quello di Johan Cruyff, storico “profeta del gol”, seguito dal capitano della Fiorentina per eccellenza, Giancarlo Antognoni. Inoltre, l’ambito riconoscimento è andato a due importanti personaggi legati indissolubilmente al mondo del calcio, ovvero il Presidente della LND Carlo Tavecchio e la storica voce della nazionale Bruno Pizzul.

Il premio dedicato agli “altri sport”, quest’anno modellato per l’occasione dalla Cristalleria Mario Cioni su immagine di una palla da volley, è andato a Jenny Barazza, colonna portante della Nazionale di volley femminile.

I tradizionali riconoscimenti destinati alla categoria arbitrale per l’edizione 2010 sono stati assegnati a Gianluca Rocchi , dal 2003 fischietto del massimo campionato di Serie A e da tempo anche arbitro internazionale, e a Roberto Rizzo , 26enne direttore di gara della Sezione Arbitri di Siena.

La manifestazione, condotta da Stefano BizzottoLinda Collini, è stata una occasione per ricordare ancora una volta la figura di Artemio Franchi,  uno dei più grandi personaggi della storia del mondo del calcio. Molte le sfaccettature, gli aneddoti, le storie che hanno reso omaggio alla figura del “dottore”, che più di ogni altri ha saputo unire Guelfi e Ghibellini – non è un caso se gli stadi di Firenze e di Siena si chiamano entrambi Artemio Franchi – ed i contradaioli delle storiche rivali della Torre e dell’Oca.

Tra il numeroso pubblico intervenuto, figure di spicco del mondo federale ed arbitrale e rappresentanze delle società sportive più prestigiose nonché delle istituzioni civili senesi e toscane. Assente per importanti impegni istituzionali, non ha mancato di far sentire il suo appoggio e la sua vicinanza il presidente federale Giancarlo Abete, che della Fondazione Artemio Franchi è stato per anni presidente.

Claudio Tirinnanzi
da artemiofranchi.it

Un piccolo profilo di Artemio Franchi. La sua carriera inizia nel 1944 al ritorno dalla guerra, quale giovane Arbitro di Calcio per approdare a Segretario della sezione Arbitri di Firenze nel 1945-1950 e successivamente Segretario delle A.C. Firorentina tra il 1951  e il 1952. Questa esperienza lo lancio’ nella carriera di Dirigente sportivo. Tra la fine degli anni cinquanta e gli anni sessanta ricopri’ incarichi prestigiosi nel mondo del Calcio creando le premesse, dal 1967, per essere chiamato alla Presidenza della F.I.F.A., la potente Federazione Mondiale del Calcio di cui sicuramente sarebbe stato nominato Presidente se la morte prematura non ce lo avesse sottratto in quel tragico 12 Agosto 1983.

Riapre a Firenze il Museo Gino Bartali nel decennale della sua scomparsa

Il cinque maggio saranno cinque anni che il grande Ginettaccio ci ha lasciati. E finalmente, lasciate da parte le polemiche, riapre a Firenze il Museo a lui dedicato. Una buona notizia che avvia ufficialmente le celebrazioni del grande fiorentino.

bartali_1948Un po’ brontolone. Polemico a volte. Ma bonaccione. E con tanto animo. E fiorentino. Questo, nell’immaginario collettivo, il grande Ginettaccio. Campione di vita e di sport, le cui imprese si legano in maniera inscindibile agli eventi del nostro paese. Capace di mettere a rischio la propria vita per aiutare la resistenza così come di unire un popolo intero per un suo trionfo sportivo, scongiurando così una guerra civile.

Il cinque maggio saranno dieci anni esatti che Ginettaccio se ne è andato. E non possiamo poi dire che ci manca: in fondo è sempre tra di noi. Ovunque Ginettaccio è sinonimo di Firenze. E la sua Firenze non perde mai occasione per tributargli il giusto riconoscimento. Ma anche perbatti beccarsi.

E così è storia nota  la querelle creatasi attorno al Museo Gino Bartali di Ponte a Ema.

Non vogliamo entrare nel merito della questione, stabilire arbitrariamente chi fosse in ragione e chi in torno. Non conosciamo la realtà dei fatti e non vogliamo neppure enrarne nel merito. Riteniamo semplicemente la questione una macchia nella memoria di un grande campione.

Oggi, appresa la notizia che – grazie alla mediazione del vice sindaco di Firenze Dario Nardella e del presidente del Consiglio comunale Eugenio Giani – il Museo ha riaperto finalmente al pubblico, siamo certi che da lassù Ginettaccio ci ha messo del suo. Sicuramente tra sé e sé, guardando le vicende fiorentine,  avrà pensato: che bischeracci. E ci avrà messo sicuramente del suo per mettere tutti d’accordo. In fondo questo sarà il suo anno. Un anno di festa. E oggi, come allora, tutti uniti attorno a Ginettaccio.

Basta con le polemiche. Evviva Gino Bartali!

Un sorriso che vale più di un gol!

Cristiano e Maurizio. Due fratelli. Un sorriso. Una gioia. Nello sport. Nel calcetto. Sono loro i vincitori morali del primo torneo di calcio a cinque del Nido di Pippi. Cristiano e Maurizio. Due fratelli. “Figli” di Roberto. Grande e grosso. Perché grande e grosso è il suo cuore. E quello di sua moglie, Elisa. E grande e grossa è la loro capanna. Un grande Nido, il Nido di Pippi. Passato brevemente per questo mondo. Ma quanto è bastato per lasciare a Roberto e ad Elisa tanto amore. Per la vita. Per il prossimo. E così, assieme ai loro tre figli, hanno accolto nel loro nido Cristiano, Maurizio ed altri sei “figli”. Una grande famiglia. Che assieme ad altre famiglie hanno dato vita ad una associazione, il Nido di Pippi appunto. Nato perché a tutti possa essere garantito quel principio naturale e sacrosanto, che sembra ovvio ma ovvio non sempre è: avere un babbo ed una mamma. Queste famiglie vogliono, unite, diffondere questa straordinaria cultura dell’accoglienza e dare un supporto a tutte quelle famiglie che desiderano intraprendere il loro percorso. E vogliono anche sensibilizzare la classe politica, e stimolare un dibattito, perché queste famiglie possano essere agevolate nell’accoglienza di bambini, specialmente quando presentano disabilità. E, poiché i finanziamenti pubblici non sono mai sufficienti, organizzano eventi, manifestazioni, ritrovi e quanto altro di utile a reperire fondi per portare avanti la loro attività. Il Nido di Pippi, dunque, è una straordinaria esperienza di amore per la vita. Un esempio di coraggio, di animo e di volontà in un momento nel quale tutti i valori sembrano spazzati via, una piccola luce di speranza perché un mondo migliore sia possibile. A proposito: sabato scorso, come detto, si è svolto il primo torneo di calcio a cinque per il Nido di Pippi. E non ha importanza chi abbia vinto o perso, sul campo. Hanno vinto tutti, interiormente. Per due ore, tutti “figli” di una grande famiglia. Grazie Roberto!  p.s. chi volesse può approfondire visitando il sito oppure la pagina ufficiale dell’associazione su Facebook.

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Il mondo non si esaurisce nel binomio fascismo-comunismo

Ho scoperto che non c’erano solo comunisti o fascisti, ma che c’erano anche liberali, repubblicani, socialisti (anche loro cattivi, Craxi cattivone), socialdemocratici, democristiani. Ho scoperto che non ci sono stati solamente Mussolini ed Hitler ma anche Stalin, Lenin, Mao.

RIFLESSIONI DI UN GIOVANE CHE AMA LA POLITICA

Ci è sempre stata raccontata una Storia innestata sul dualismo bene e male, e nella rossa terra toscana non poteva che essere il bene rappresentato dal comunismo ed il male dal fascismo.
Questa Storia ci dice che è grazie al comunismo se l’Italia è oggi nazione libera e unita. Ci insegna, e ci ha provato a dimostrarlo, che Andreotti e Moro sono stati dei delinquenti e che le Brigate Rosse hanno fatto proprio bene ad accoppare quelli che hanno accoppato. Ci insegna, la Storia contemporanea, che Sofri è un martire.
Questa almeno è la Storia che fino a qualche hanno fa è stata inculcata anche a me. Poi ho iniziato a studiarla per conto mio. Ho scoperto che non c’erano solo comunisti o fascisti, ma che c’erano anche liberali, repubblicani, socialisti (anche loro cattivi, Craxi cattivone), socialdemocratici, democristiani. Ho scoperto che non ci sono stati solamente Mussolini ed Hitler ma anche Stalin, Lenin, Mao.
Ho analizzato i dati della storia. I numeri. Ed ho scoperto che comunismo e fascismo (o rappresentazione dell’estremismo di destra in generale) hanno prodotto, la dove si sono concretizzati al potere, lo stesso risultato: morte, distruzione, repressione. Ho scoperto che Togliatti non era un santo. Che il primo presidente del comitato di liberazione nazionale è stato un liberale.
Ho letto Pansa ed ho scoperto il dramma della guerra civile. Ho scoperto le foibe. Ed ho ancora di più radicato in me la convinzione che gli estremismi sono comunque sbagliati.
Dapprima ho capito. Poi ho provato ribrezzo.
Ho provato ribrezzo nel vedere sul sito dei giovani comunisti delle vignette, al riguardo delle foibe, raffiguranti dei comunisti che spingono nelle fosse dei fascisti. Ed ho provato ancora più sdegno sentendo le parole del segretario dei Comunisti Italiani, Diliberto, che ha giustificato questi fatti con la contrapposizione al revisionismo storico che tenta di screditare i martiri di sinistra a favore dei criminali di destra e che dimentica che i comunisti hanno fatto l’Italia.
Lo stesso Diliberto che mi ha ancora più nauseato sfilando in piazza, al fianco del fiero compagno Rizzo, al coro di “uno, cento, mille Nassirya” bruciando bandiere israeliane inneggiando a Palestina e Intifada.. Fatti non direttamente compiuti ma ai quali ha dato pieno appoggio partecipandovi in prima persona.
Sembra giustificarsi Diliberto con un pensiero che probabilmente lo attanaglia quotidianamente: “Io sono comunista, orgoglioso di esserlo, e sono dalla parte buona!”
Ancora molti oggi credono alla buona novella. Eppure solo un cieco non può vedere come il revisionismo se lo siano fatto a proprio uso e consumo. Ma non c’è peggior cieco di colui che non vuol vedere.
Rari intellettuali di sinistra che criticano la loro appartenenza. Nel 2001, poco prima di morire e forse proprio per questo meno attento al non crearsi nemici, il grande Giorgio Gaber ci ha lasciato una immagine chiara e precisa di cosa sia oggi il comunismo italiano nella sua canzone “la mia generazione ha perso”. In essa si dice Qualcuno era comunista… perché era emiliano, perché glielo avevano detto, perché guardava solo rai tre… ma soprattutto Qualcuno era comunista perché prima… prima…prima… era fascista.
Ed avevi proprio ragione Gaber. Perché atteggiamenti come quelli sopra descritti sono sempre stati additati dalla sinistra come tipicamente fascisti, eppure oggi non lesinano di adoperarli pur di attingere nuovi voti alle faide più estremiste e violente della pseudo sinistra.

Claudio Tirinnanzi

Pubblicato su Pensalibero.it