Camillo Cavour, duecento anni dalla nascita. Grandezza del personaggio. Attualità dell’insegnamento.

Camillo Benso conte di Cavour (Torino, 10 agosto 1810-6 giugno 1861) è stato l’artefice politico dell’unità d’Italia.

Economista, giornalista, fu fondatore, con Cesare Balbo, e direttore del giornale Il Risorgimento; e poi, negli anni tra il 1852 e il 1861, capo del governo del Regno di Sardegna. La politica ecclesiastica (Libera Chiesa in libero Stato), la politica istituzionale (con l’interpretazione parlamentare dello Statuto), quella economica accompagnata dalla costruzione di fondamentali opere pubbliche (trattati commerciali con i Paesi europei, linee ferroviarie, canali d’irrigazione, sistema carcerario), la politica estera (alleanza con Francia ed Inghilterra, guerra di Crimea, congresso di Parigi, seconda guerra dell’indipendenza italiana), una politica interna di alleanze (connubio con la sinistra moderata di Urbano Rattazzi, collaborazione con la Società Nazionale di Giuseppe La Farina, Daniele Manin, Giuseppe Garibaldi, Ferdinando Bartolommei) furono i pilastri della sua attività politica, della sua opera eccezionale che condusse alla realizzazione di uno Stato nazionale indipendente, unito e libero, con la proclamazione, nel marzo 1861, di Vittorio Emanuele II di Savoia Re d’Italia.

Preziosa la sua cultura europea, alimentata da influenze ginevrine ed inglesi; straordinario il suo senso dello Stato, che lo qualifica, insieme al Bismarck, il migliore statista europeo dell’Ottocento; razionale e pragmatica la sua geniale attività politica. Cavour è stato – ed è ancora – più stimato che amato.

A Firenze un monumento a lui dedicato – anche questo, per la verità, sconosciuto al largo pubblico – si trova nell’atrio della Banca d’Italia, in via dell’Oriuolo. E’ opera dello scultore Augusto Rivalta, che rappresenta lo statista piemontese seduto, in atteggiamento meditativo, al di fuori dei canoni consueti alla ritrattistica ufficiale, con un tipo di realismo che infonde all’immagine una monumentalità forse superiore a quella espressa da altre rappresentazioni più “celebrative” del politico piemontese.

Primato della politica, laicità dello Stato, ruolo ed importanza del Parlamento, cultura del dubbio, metodo della critica, del dibattito e delle alleanze, sono caratteristiche che rendono attuale la storia, la personalità, l’insegnamento del Cavour.

Ci sono ottimi libri che raccontano questo nostro grande: la “Vita di Cavour” di Rosario Romeo, il “Cavour” di Luciano Cafagna, la “Vita di Cavour” di Giorgio Dell’Arti, il recentissimo “Cavour” di Adriano Viarengo – per citare solo alcuni tra i principali, tutt’oggi nelle librerie – sono letture che vorrei raccomandare agli amici di Pensalibero, ai cittadini italiani.

Qui fa piacere riportare le ultime parole (che certo – spero – molti conosceranno) del grande liberale, dette al Re Vittorio Emanuele, venuto a visitarlo sul letto di morte: “Ho molte cose da comunicare a Vostra Maestà, molte carte da mostrarle, ma sono troppo ammalato, le manderò Farini (Luigi Carlo Farini, fedele collaboratore politico, scienziato e medico, n.d.r.) che le parlerà di tutto in particolare… niente stato d’assedio, nessun mezzo di governo assoluto, tutti son buoni a governare con lo stato d’assedio… Garibaldi è un galantuomo, io non gli voglio alcun male. Egli vuole andare a Roma e a Venezia, e anch’io: nessuno ne ha più fretta di noi. Quanto all’Istria e al Tirolo è un’altra cosa. Sarà il lavoro di un’altra generazione. Noi abbiamo fatto abbastanza; noialtri:  abbiam fatto l’Italia, si, l’Italia, e la cosa va…”.  E al sacerdote, padre Giacomo da Poirino, che gli impartì i sacramenti “senza esigere – scrive Indro Montanelli – alcuna ritrattazione” delle sue idee, ripeté ancora: “… frate, frate, libera Chiesa in libero Stato”.

Adalberto Scarlino