Claudio Tirinnanzi Un piccolo spazio, libero.

9ago/100

“NON PRENDETEMI SOLO A CALCI”, UN LIBRO SULLA PASSIONE PER FIRENZE, LE DONNE E LA PALLAVOLO.

L'amico Lorenzo Mossani ha pubblicato il suo primo libro, sulla Pallavolo e non solo.... direi che rispecchia proprio il personaggio! Ho recensito il volume per Pensalibero.it

Mi ricorda sempre la frase di quella famosa canzone: “aveva gli occhi dell’amore”. Ed i suoi occhi sono quelli della passione, perché quando Lorenzo guarda “ha gli occhi della passione”. Quella di un sognatore che a 32 anni pubblica il suo primo libro, “Non prendetemi solo a calci” (Edizioni Europee Gutenberg, 2010), che non è solamente un libro d’esordio ma bensì la dimostrazione che la passione può essere trasmessa attraverso carta e penna. Ed è proprio questa la sensazione che si ha alla fine della lettura, breve ed intensa, delle ottantaquattro pagine nelle quali emergono le tre più grandi passioni dell’autore: Firenze, le donne, la Pallavolo.
Qualcuno storcerà il naso, forse lo stesso autore: ma come, in un libro sulla Pallavolo essa è solo la terza passione su tre? Ebbene commetterebbe uno sbaglio: l’ordine non è di priorità, le tre passioni non sono tre elementi distinti, esse rappresentano la vita dell’autore.
Egli, lasciando che sia proprio la Pallavolo a parlare in prima persona, ci racconta di alcune trentenni toscane che hanno fatto della propria passione sportiva una professione, dimostrandoci come si possa essere atlete a livello nazionale ed oltre e, al tempo stesso, rimanere le semplici persone di un tempo, cresciute – come l’autore, del resto - con Mila e Shiro, e che ancora oggi, dopo aver calcato scenari tra i più importanti, dopo aver avuto la fortuna – qualcuna – di militare nella massima serie proprio a Firenze, continuano con passione a “giocare”. Campionesse dotate non solo di spiccata capacità tecnica ma anche di sani valori e principi morali. Donne prima ancora che atlete.
Nei loro racconti, nelle loro parole, il ricordo di una Firenze che fu, quando non solo nel capoluogo ma anche a Scandicci o a Sesto Fiorentino (!) si vincevano scudetti.. dove ancora oggi parlare di Ruini significa parlare di Mito, dove è ancora troppo aperta la “ferita” della Romanelli.
È affidato alle loro parole il sogno dell’autore, ma anche di tutti noi appassionati sportivi fiorentini, di rivedere un giorno ancora un Pala Mattioli (altro mito del Volley fiorentino che fu) gremito di spettatori entusiasti per una compagine gigliata, maschile o femminile, nell’olimpo della pallavolo.
Eppure qualcosa si sta muovendo. A Figline e a San Casciano, nella provincia fiorentina, si lavora perché tutto ciò possa tradursi in realtà. E questo grazie all’impegno di dirigenti come Giuseppe Guaglio ed Elio Sità, e ad imprenditori come Wanny Di Filippo, che hanno fatto si che, nella prossima stagione, due giovani team possano lottare per la massima Serie.
Firenze, che a breve ospiterà le fasi finali della Coppa del Mondo del Volley, ha voglia di Pallavolo. La Pallavolo ha bisogno di Firenze. Per questo, come conclude l’autore, “se vedete una palla non prendetela solo a calci, provate a schiaffeggiarla o accarezzarla, magari vi piacerà di più…”
Il libro “Non prendetemi solo a calci”, disponibile sul sito dell’editore all’indirizzowww.edizionigutenberg.it oppure tramite e-mail lorenzo.mossani@live.it, sarà presentato a Firenze presso la Biblioteca delle Oblate il giorno 3 settembre alle ore 19,30 e poi disponibile in molte librerie del 'contado' fiorentino.

Claudio Tirinnanzi

10mag/100

IL 5 PER MILLE ALLA FONDAZIONE F. TURATI

Intervista al presidente Nicola Cariglia: siamo uno dei pochi esempi di presenza laica, in Italia, nel campo dell’assistenza agli anziani, ai disabili, e della riabilitazione, dove siamo riusciti a farci conoscere ed apprezzare.
A cura di Claudio Tirinnanzi


Nicola, hai chiesto ai lettori di Pensalibero di devolvere il 5% dell’IRPEF alla Fondazione Filippo Turati di cui sei presidente. Perché?
Per aiutare le categorie svantaggiate, gli anziani e i malati dei quali si occupa la Fondazione.
In che modo?
Attraverso i suoi Centri Socio-sanitari, dove ogni giorno gli operatori assistono gli anziani, i cerebrolesi, i malati di Alzheimer, i bisognosi di cure e di riabilitazione, mettendo in pratica l’imprescindibile dovere del rispetto della persona.

Una realtà cresciuta quella della Fondazione Turati, creata da tuo fratello Antonio nel 1965…
Moltissimo. Oggi la Fondazione ha quattro strutture: a Pistoia, Gavinana, Vieste, Zagarolo. Ogni struttura ha settori dedicati a residenze assistite per anziani, a centri di riabilitazione neurologica e traumatologica, ambulatori. Operiamo in un settore tradizionalmete riservato alla meritoria attività di istituzioni religiose. Noi siamo uno dei pochi esempi di presenza laica, in Italia, in questo campo dove siamo riusciti a farci conoscere ed apprezzare.

Antonio Cariglia, scomparso pochi mesi fa, è stato l’iniziatore della lunga attività della Turati (quasi cinquanta anni) e l’ha presieduta ininterrottamente dalla nascita. Come l’ha influenzata?

Grazie alla sua grande esperienza a livello internazionale ed alle sue frequentazioni con i leaders delle grandi socialdemocrazie europee fece si che i Centri sociosanitari della Fondazione Turati si ispirassero ai più moderni e avanzati criteri sanitari e assistenziali. Perché, come ricordava a tutti noi, “le opere più che le parole testimoniano la solidarietà e l’amore verso il prossimo”.

Dunque, con il cinque per mille….

Si potranno aiutare le migliaia e migliaia di persone che ogni anno si rivolgono ai Centri della Fondazione Turati per cure, assistenza, soggiorni. Chi desidera farlo dovrà:

- Firmare nel riquadro dedicato alle Organizzazioni NON Lucrative (Onlus)
- Scrivere il Codice Fiscale della Fondazione Filippo Turati Onlus : 8000 115 04 75

A cura di Claudio Tirinnanzi

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