LE SCUOLE SI PRESENTANO

Ritorna “Le Scuole si presentano”. L’appuntamento con l’edizione numero quattordici della rassegna di orientamento scolastico è al Saschall di lungarno Moro, venerdì 14 e sabato 15 gennaio dalle 10 alle 19, ingresso libero. Organizzata dal Quartiere 2 in collaborazione con l’assessorato comunale all’Istruzione, l’iniziativa offre due giornate di incontro e informazione tra gli istituti scolastici, i ragazzi della scuola dell’obbligo e le loro famiglie, per fare chiarezza tra le numerose offerte formative e orientarsi nelle scelte di studio future. Saranno presenti oltre 40 scuole superiori fiorentine e del suo comprensorio, dai licei agli istituti tecnici e professionali fino agli istituti alberghieri e al conservatorio Cherubini. Ciascuna scuola si presenta in uno stand dove insegnanti e operatori qualificati forniranno alle famiglie e ai ragazzi materiale informativo sulle attività dell’istituto e progetti e convenzioni con altri istituti europei. Il successo de “Le scuole si presentano”, che conta ogni anno circa 6000 presenze, è originato dalla crescente differenziazione e complessità dell’offerta formativa che ha portato dei cambiamenti nella scuola e una forte domanda di informazione da parte delle famiglie. Da segnalare la partecipazione dei centri di formazione professionale del Comune e del Servizio di Orientamento della Provincia che svolgono un importante ruolo contro la dispersione scolastica e per migliorare la qualificazione professionale. L’accoglienza del pubblico è affidata ai ragazzi degli istituti ad indirizzo turistico/alberghiero Saffi e Buontalenti che, guidati dei loro insegnanti, organizzeranno dei buffet per i visitatori.
All’interno della manifestazione ci sarà un incontro di approfondimento di alcuni temi con la tavola rotonda “Quale scuola per il futuro?” venerdì 14 gennaio alle 10 presso la saletta incontri del Saschall a cui prenderanno parte Rosa Maria Di Giorgi, assessore all’Istruzione del comune di Firenze e i dirigenti scolastici Masimo Batoni, Giancarlo Fegatelli, Paolo Collini, Lucia Anna Calogero, Elisabetta Bonalumi. Introdurranno Gianluca Paolucci e Marco Colangelo, rispettivamente Presidente del Quartiere 2 e Presidente della Commissione Politiche Giovanili. Info, 055 2767837/7853.

Buon viaggio

La notizia non mi ha dispiaciuto. Sono sereno. Perché due persone che si amano si sono ritrovate: deve essere stato tremendo stare separati. Buon viaggio nuovamente assieme a Sandra Mondaini e Raimondo Vianello.

ALLA SCOPERTA DELLE NUVOLE: UN RICORDO DI HUGO PRATT

Corto Maltese visto da Enrico MartelloniC’è un tempo per tutto nella vita, anche per sognare. Lasciarsi trasportare dalle emozioni fino a non distinguere più quella sottile linea di delimitazione tra fantasia e realtà. Ci lasciamo cullare, facciamo viaggi infiniti, alle volte fuggiamo e poi d’improvviso ci ritroviamo a guardare il presente e ci sembra di essere caduti dalle nuvole. Un poco come Corto Maltese (“Cado spesso un poco dalle nuvole”) in Favola a Venezia, uno dei più celebri e arcani lavori diHugo Pratt, forse il più grande Maestro del disegno italiano, la cui vita è stata caratterizzata da lunghe permanenze in Sudamerica.
Pratt scompariva il venti agosto di quindici anni fa ma la sua opera, il suo personaggio più famoso, è la testimonianza diretta che la vita può essere lunga quanto un sogno, ricca di conoscenze, incontri. Corto Maltese è la sintesi di tutto ciò: un antieroe solitario, mai domo di nuove scoperte, conoscitore di culture iniziatiche, religiose, di terre remote, amico dei più importanti avventurieri, scrittori e paraculi dei primi del novecento in poi.
Corto, ovvero Hugo, è un sognatore. Si lascia spesso trasportare dalla fantasia e la vita, con le sue avventure, i suoi luoghi misteriosi ed affascinanti, scorre al suo fianco attraendolo ma senza catturarlo. Ad ogni scoperta corrisponde un nuovo viaggio. Un cammino lungo, un accrescimento della propria conoscenza, un continuo miglioramento. Questo è lo spirito guida che accompagna il capitan Corto, lo stesso spirito di perfezionamento che ha caratterizzato la vita del suo autore. E non poteva essere diversamente dato che Pratt è stato uno dei più illustri massoni dell’ultimo secolo. Egli è stato iniziato nella Loggia veneziana Hermes dellaGran Loggia d’Italia e non ne ha mai fatto mistero: è proprio durante i lavori della Hermes che Corto, cadendo da un lucernaio realmente esistente nel tempio, irrompe bruscamente in “Favola a Venezia”. Non deve stupire, poiché nel novecento molti artisti noti hanno scelto di appartenere alla massoneria, come ad esempio Totò, Gino Cervi, Oliver Hardy o John Wayne.

Claudio Tirinnanzi

Fonte: http://www.pensalibero.it/Dettaglio.asp?IDNotizia=5454

L’immagine di Corto Maltese è disegnata da Enrico Martelloni

Camillo Cavour, duecento anni dalla nascita. Grandezza del personaggio. Attualità dell’insegnamento.

Camillo Benso conte di Cavour (Torino, 10 agosto 1810-6 giugno 1861) è stato l’artefice politico dell’unità d’Italia.

Economista, giornalista, fu fondatore, con Cesare Balbo, e direttore del giornale Il Risorgimento; e poi, negli anni tra il 1852 e il 1861, capo del governo del Regno di Sardegna. La politica ecclesiastica (Libera Chiesa in libero Stato), la politica istituzionale (con l’interpretazione parlamentare dello Statuto), quella economica accompagnata dalla costruzione di fondamentali opere pubbliche (trattati commerciali con i Paesi europei, linee ferroviarie, canali d’irrigazione, sistema carcerario), la politica estera (alleanza con Francia ed Inghilterra, guerra di Crimea, congresso di Parigi, seconda guerra dell’indipendenza italiana), una politica interna di alleanze (connubio con la sinistra moderata di Urbano Rattazzi, collaborazione con la Società Nazionale di Giuseppe La Farina, Daniele Manin, Giuseppe Garibaldi, Ferdinando Bartolommei) furono i pilastri della sua attività politica, della sua opera eccezionale che condusse alla realizzazione di uno Stato nazionale indipendente, unito e libero, con la proclamazione, nel marzo 1861, di Vittorio Emanuele II di Savoia Re d’Italia.

Preziosa la sua cultura europea, alimentata da influenze ginevrine ed inglesi; straordinario il suo senso dello Stato, che lo qualifica, insieme al Bismarck, il migliore statista europeo dell’Ottocento; razionale e pragmatica la sua geniale attività politica. Cavour è stato – ed è ancora – più stimato che amato.

A Firenze un monumento a lui dedicato – anche questo, per la verità, sconosciuto al largo pubblico – si trova nell’atrio della Banca d’Italia, in via dell’Oriuolo. E’ opera dello scultore Augusto Rivalta, che rappresenta lo statista piemontese seduto, in atteggiamento meditativo, al di fuori dei canoni consueti alla ritrattistica ufficiale, con un tipo di realismo che infonde all’immagine una monumentalità forse superiore a quella espressa da altre rappresentazioni più “celebrative” del politico piemontese.

Primato della politica, laicità dello Stato, ruolo ed importanza del Parlamento, cultura del dubbio, metodo della critica, del dibattito e delle alleanze, sono caratteristiche che rendono attuale la storia, la personalità, l’insegnamento del Cavour.

Ci sono ottimi libri che raccontano questo nostro grande: la “Vita di Cavour” di Rosario Romeo, il “Cavour” di Luciano Cafagna, la “Vita di Cavour” di Giorgio Dell’Arti, il recentissimo “Cavour” di Adriano Viarengo – per citare solo alcuni tra i principali, tutt’oggi nelle librerie – sono letture che vorrei raccomandare agli amici di Pensalibero, ai cittadini italiani.

Qui fa piacere riportare le ultime parole (che certo – spero – molti conosceranno) del grande liberale, dette al Re Vittorio Emanuele, venuto a visitarlo sul letto di morte: “Ho molte cose da comunicare a Vostra Maestà, molte carte da mostrarle, ma sono troppo ammalato, le manderò Farini (Luigi Carlo Farini, fedele collaboratore politico, scienziato e medico, n.d.r.) che le parlerà di tutto in particolare… niente stato d’assedio, nessun mezzo di governo assoluto, tutti son buoni a governare con lo stato d’assedio… Garibaldi è un galantuomo, io non gli voglio alcun male. Egli vuole andare a Roma e a Venezia, e anch’io: nessuno ne ha più fretta di noi. Quanto all’Istria e al Tirolo è un’altra cosa. Sarà il lavoro di un’altra generazione. Noi abbiamo fatto abbastanza; noialtri:  abbiam fatto l’Italia, si, l’Italia, e la cosa va…”.  E al sacerdote, padre Giacomo da Poirino, che gli impartì i sacramenti “senza esigere – scrive Indro Montanelli – alcuna ritrattazione” delle sue idee, ripeté ancora: “… frate, frate, libera Chiesa in libero Stato”.

Adalberto Scarlino